Una berlinetta del 1959, una strada di campagna a fine ottobre e il guardaroba per guidarla bene.
C'è un modo di vestirsi che somiglia a un modo di guidare. Senza fretta, senza bisogno di farsi notare, con le mani nel posto giusto. A fine ottobre, quando le foglie si fermano sul ciglio della strada e la luce arriva bassa e di lato, i due gesti si avvicinano ancora di più.
Ci sono automobili nate per questa idea della guida. Una, più di altre, compie sessantasette anni proprio in queste settimane.
Due metri e quaranta
La Ferrari 250 GT Berlinetta passo corto fu presentata al Salone di Parigi nell'ottobre del 1959. Il disegno era di Pininfarina, la carrozzeria veniva costruita a Modena da Scaglietti. Il nome dice già quasi tutto: 2.400 millimetri di passo, venti centimetri in meno delle 250 che l'avevano preceduta. Una macchina più corta, più pronta a cambiare direzione, più vicina a chi la guida.
Venti centimetri tolti, e la macchina diventò migliore. Vale anche per un guardaroba: si toglie il superfluo e resta quello che funziona.
Sotto il cofano c'era un dodici cilindri di tre litri, sviluppo del motore progettato da Gioachino Colombo. Fu la prima Ferrari stradale di serie con i freni a disco. Se ne costruirono circa centosessantacinque, tra le Lusso pensate per la strada e le Competizione in alluminio, alleggerite per le gare.
Le gare arrivarono subito: tre vittorie consecutive al Tour de France automobile, dal 1960 al 1962, e il Tourist Trophy nel 1960 e nel 1961, entrambe le volte con Stirling Moss al volante. Ma la passo corto è ricordata anche per un'altra ragione. Con la stessa macchina si arrivava al circuito, si correva e si tornava a casa.


Foto: Throttle Shop
È questo che la rende contemporanea. Non era fatta per restare ferma in un garage. Era fatta per essere usata, con la stessa naturalezza in città e in pista.
Vestirsi per guidare
In un abitacolo degli anni Sessanta lo spazio è misurato. Il volante è grande e vicino, il sedile basso, la leva del cambio a portata di mano. Un capo troppo rigido si sente subito: tira sulle spalle, si increspa sul petto, frena il gesto.
Per la guida d'autunno serve un guardaroba che segua il corpo. Il Dolcevita Curtis, in lana e cashmere lavorato a treccia, chiude il collo senza bisogno di sciarpa e resta morbido quando ci si gira per fare manovra. Sopra, la Giacca Craig in lana spazzolata, portata aperta: la superficie morbida trattiene il calore, la costruzione leggera lascia le braccia libere al volante, ed è la stessa giacca con cui si scende dall'auto e ci si siede a pranzo. Il Pantalone Basquiat in lana, dal taglio pulito, tiene la linea anche dopo due ore di strada.
Il Cappotto Windsor resta sul sedile del passeggero. Serve alla sosta, quando il motore si raffredda e l'aria di campagna si fa fredda. Lungo, scuro, in lana piena, si indossa in un gesto e copre tutto.

Nessuno di questi capi è pensato per un'occasione. Sono pensati per un uomo che usa le cose belle invece di custodirle, come si fa con una macchina che ha più di sessant'anni e continua a girare.
Le cose che restano sono quelle che si usano.
Articolo editoriale indipendente. AUTORE non è affiliato a Ferrari S.p.A. Foto della 250 GT per gentile concessione di Throttle Shop.
